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Dunque la calvizie "androgenetica"
è ereditaria, a carattere dominante con penetranza incompleta
androgenodipendente!
Ma quello che si eredita è
verosimilmente un difetto (o un "atteggiamento" ?) enzimatico a
livello della matrice del pelo: un eccesso di attività di NADP
reduttasi, un deficit di 17 beta steroido ossido-reduttasi, di 3
alfa idrossi steroido-deidrogenasi (3 alfa riduttasi) oppure di
aromatasi possono provocare la calvizie maschile. Un deficit di 3
alfa steroido deidrogenasi o di aromatasi possono provocare la
calvizie femminile.
Perché una zona del cuoio
capelluto diventa calva e un'altra no, quel che cambia fra due
zone corporee perché la medesima situazione ormonale androgena
porti a caduta dei capelli o a crescita di peli, è il diverso
atteggiamento enzimatico delle cellule del follicolo pilosebaceo
che indirizza in modo diverso o addirittura contrario il
metabolismo degli steroidi.
Un deficit enzimatico può venire
parzialmente corretto somministrando gli steroidi a valle del
blocco, ma anche così la via metabolica resa prevalente dalla
carenza enzimatica rimane comunque preferenziale e non si corregge
l'eccesso di produzione di diidrotestosterone ed androstandiolo se
non inibendo anche la 5 alfa reduttasi e/o la NADP riduttasi.
Alterazioni microscopiche
Nel "defluvio androgenetico" le
alterazioni cui vanno incontro i follicoli piliferi sono assai
caratteristiche. All'inizio, in una primo stadio, si
osserva una degenerazione basofila focale perivascolare nel terzo
inferiore del tessuto connettivale della guaina dei follicoli in
anagen apparentemente normali (nel 30% dei casi cellule giganti
multinucleate circondano successivamente i frammenti dei capelli);
successivamente, nel secondo stadio, i follicoli
diventano progressivamente sempre più piccoli e di pari passo si
accorcia la fase anagen, con conseguente aumento relativo di
quella telogen (che rimane sempre costante a 90 giorni). Il
tricogramma evidenzierà pertanto un aumento percentuale dei
capelli telogen nelle aree che vanno incontro a calvizie rispetto
alle altre, mentre l'esame microscopico dei capelli caduti con il
lavaggio mostrerà un aumento percentuale dei "telogen prematuri"
(che rappresentano capelli nei quali la fase anagen si è arrestata
prematuramente). Microscopicamente sono sempre assenti anomalie
strutturali del fusto a meno che non sussistano fattori di danno
indipendenti dalla calvizie. Ancora successivamente, dopo 4-5
brevi cicli anagen (è necessario pertanto che trascorra qualche
anno), in un terzo stadio, i follicoli da "terminali" si
trasformeranno in follicoli di tipo lanuginoso e daranno origine a
peli vellus o folletto (si è cioè arrivati all'alopecia
androgenetica propriamente detta). Infine, al quarto stadio,
si assiste alla ialinizzazione di gran parte dei follicoli, che
vengono quindi perduti, e l'alopecia da androgenetica diventa in
qualche modo simile ad una forma "cicatriziale".
Tutte le eventuali terapie devono
essere tentate al primo o al secondo stadio, prima del
raggiungimento dei due stadi finali. Se la terapia viene iniziata
per tempo è infatti talvolta possibile assistere ad un
"ingrossare" dei follicoli, seguendo un procedimento contrario a
quello descritto. Nella fase finale di atrofia il follicolo non
risponderà più a nessuno stimolo, quali siano i tentativi
terapeutici adottati.
Aspetti clinici
alopecia androgenetica maschile
Quella "classica" e più comune
comincia verso i 17-18 anni; la caduta è più o meno costante, di
norma mai elevata quantitativamente, e presenta saltuariamente
delle brevi poussées durante le quali ogni giorno cadono alcune
centinaia di capelli. Il problema del defluvio androgenetico in
telogen non deriva comunque dal numero di capelli che cadono ma
dal fatto che molti di essi vengono progressivamente sostituiti da
elementi più corti e sottili, capelli miniaturizzati, che sono il
preludio ad una scomparsa definitiva del capello stesso (vedi
alterazioni microscopiche).
Secondo la classificazione
originale Hamilton (1951) si distinguono 5 stadi:
stadio I:
arretramento simmetrico fronto-temporale con eventuale e
successivo arretramento della linea frontale; non rappresenta,
come già riferito, un preludio obbligatorio alla calvizie;
stadio II:
accentuazione dello stadio 1 con leggero arretramento della linea
frontale e diradamento del vertice;
stadio III:
le due zone alopeciche, anteriore e posteriore, tendono a
confluire e persiste solo una stretta striscia di capelli;
stadio IV:
alopecia definitiva fronto-parietale e del vertice con permanenza
di una alta "corona" di capelli nella zona temporo-occipitale;
stadio V:
come il 4 ma con "corona" residua di ridotte dimensioni.
Norwood
ha, successivamente (1975), modificato gli stadi di Hamilton,
proponendo una "scala" di 7 gradi, alcuni dei quali ulteriormente
frazionati in modo da ottenere in tutto 12 possibilità:
stadio I:
corrisponde al soggetto normale;
stadio II:
corrisponde all'1 di Hamilton con solo arretramento
fronto-temporale;
stadio IIa:
come il 2 con associato arretramento della linea frontale;
stadio III:
corrisponde sempre all'1 di Hamilton ma con arretramento
fronto-temporale più accentuato;
stadio IIIa:
come il 3 con associato arretramento della linea frontale;
stadio III vertex:
al 3 o al 3a si associa diradamento della zona del vertice
(corrisponde più o meno al 2 di Hamilton);
stadio IV:
rimane una larga striscia di capelli superstiti fra le zone
alopeciche anteriore e posteriore (cioè uno stadio 3 di Hamilton
poco accentuato)
stadio IVa:
notevole arretramento della linea di attaccatura anteriore che
arriva grosso modo alla linea virtuale che congiunge la sommità
delle due orecchie; la presenza di diradamento del vertice non è
obbligatoria ma in ogni caso è assente la striscia di capelli
superstiti;
stadio V:
come il 4 più accentuato (corrisponde al 3 di Hamilton);
stadio Va:
come il 4a più accentuato (corrisponde al 4 di Hamilton poco
accentuato);
stadio VI:
corrisponde al 4 di Hamilton;
stadio VII:
corrisponde al 5 di Hamilton
In pratica con questa scala,
comunemente usata, si può cominciare a parlare di vera calvizie
solo dallo stadio 3 vertex, perché gli stadi precedenti, presenti
in molti uomini, non necessariamente progrediscono con il passare
del tempo e preferiamo parlare di "alopecia fronto-parietale
maschile fisiologica".
Nel maschio la calvizie ad
evoluzione rapida (che può cioè portare a stadi VI-VII) inizia
in genere, come già detto, verso i 17-18 anni e si concretizza
verso i 19-20 (il ragazzo tende ad incolpare di questo il servizio
militare!, il basco, il casco da motocicletta etc); nei casi
tipici e gravi già a 22-23 anni si raggiungono gli stadi V - VII
di Norwood.
Occorre distinguere tuttavia una
forma di calvizie ad evoluzione lenta che inizia verso i
27-35 anni in soggetti che già presentano uno stadio II o IIa e
progredisce lentamente per decenni senza superare in genere lo
stadio III vertex (nel 10-15% dei casi si arriva al IV o al V,
sempre secondo la scala di Norwood).
alopecia androgenetica femminile:
Nella donna l'alopecia
androgenetica è meno frequente rispetto al maschio ma sembra che
negli ultimi decenni vi sia stato un aumento netto di incidenza.
Clinicamente l'alopecia
androgenetica femminile si manifesta spesso, secondo quanto
descritto da Ludwig (1977), in tre stadi nei quali,
progressivamente, l'area del vertice e in minor misura quella
delle zone parietali, si diradano pur persistendo sempre una banda
frontale di capelli, zona dove questi sono presumibilmente solo
testosterone sensibili, (2-3 cm nello stadio I, 1 cm negli
stadi II e III). Nello stadio I l'area
diradata ha un asse maggiore antero-posteriore e negli stadi II
e III si allarga via via anche in senso latero-laterale. Anche
nello stadio III tuttavia, a differenza del maschio, l'area
non è mai completamente calva e persistono capelli "normali"
insieme ai miniaturizzati.
Nella donna l'alopecia
androgenetica non inizia generalmente prima dei 30-40 anni di età
e il diradamento prosegue lentamente fino alle età più avanzate.
Occorre anche tenere ben presente
che, nella clinica, casi di calvizie maschile si presentano con
aspetto "femminile" e che, anche se più raramente, può accadere il
contrario; inoltre sono frequenti casi di alopecia androgenetica
la cui evoluzione non può essere classificata né secondo Hamilton,
né secondo Norwood né secondo Ludwig.
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